lunedì 21 maggio 2018

Il dilemma del terzo uomo

L'argomento del terzo uomo è una critica che Aristotele muove a Platone; ma lo stesso Platone si era occupato di Parmenide. Se l'idea dell'uomo è l'uomo per eccellenza, come possiamo pensare che gli uomini sensibili siano sue copie? Se fosse così i vari uomini sensibili dovrebbero avere qualcosa in comune con questa idea. Questo elemento in comune è appunto il terzo uomo cioè ciò che l'idea di uomo e l'uomo sensibile (cioè realmente esistente) hanno in comune.
Ma come si può dire che l'idea universale ha in comune qualcosa con l'uomo sensibile e qualcosa con questo terzo uomo? Solo indicando un altro "quarto" uomo che abbia qualcosa in comune sia con l'idea universale, con l'uomo sensibile e con il terzo uomo. Così si può andare avanti all'infinito!!
Dunque la teoria delle idee che nasce per dare un fondamento unitario al molteplice produce invece l'opposto.   
Parmenide è l'interlocutore del dialogo con cui si discute questo problema.

domenica 22 aprile 2018

La dialettica

Per Platone la dialettica è la "regina della scienza" e la "tecnica propria della filosofia". la dialettica ha il compito di ricostruire la trama delle possibili connessioni tra le idee e di comprendere e contemplare l'articolazione del mondo ideale. Inoltre è la scienza degli uomini liberi, di coloro che non hanno altra finalità che la conoscenza e si identifica con la stessa filosofia. Il termine dialettica allude all'arte del dialogo. Nel dialogo filosofico si pongono domande e risposte con l'intenzione di giungere a stabilire quale sia l'essenza delle cose (amore, coraggio..)
Nel Fedro Platone afferma che la dialettica è caratterizzata da un movimento di sintesi e analisi
  • la sintesi: consiste nella determinazione e definizione di una certa idea quale elemento unificatore di una molteplicità di cose 
 
  • l'analisi: consiste nella divisione delle idee nelle sue varie articolazioni interne
I gradi del conoscere

Platone nel celebre dialogo 'Repubblica' paragona la conoscenza a una linea spezzata in due segmenti, i quali vengono a loro volta divisi in altri due segmenti. Risultano così quattro gradi del sapere, cui corrispondono quattro gradi della realtà.
  • la conoscenza sensibile rispecchia il mondo sensibile e comprende due livelli:
  1. la congettura o immaginazione, che ha per oggetto le ombre, ossia le supposizioni prive di fondamento reale
  2. la credenza, che ha come oggetto le stesse cose sensibili e gli esseri viventi

  • la conoscenza razionale rispecchia invece il mondo immutabile e perfetto delle idee e comprende anch'essa due livelli: 
  1. la ragione scientifica e discorsiva, che ha come oggetto gli enti matematici (figure, proporzioni e numeri)
  2. l'intelligenza filosofica ha come oggetto le idee immorali ossia le idee-valori.

le persone comuni si fermano solitamente ai primi due gradi della conoscenza, cioè al livello dell'opinione. I matematici riescono ad accedere alla ragione scientifica, ma soltanto i sapienti possono giungere alla vera conoscenza (la noesis)

sabato 7 aprile 2018

Il mito della nascita di Eros

Il giorno in cui nacque Afrodite, gli dèi si radunarono per una festa in suo onore. Tra loro c'era Poros. Dopo il banchetto, Penìa era venuta a mendicare, com’è naturale in un giorno di allegra abbondanza, e stava vicino alla porta. Poros aveva bevuto molta ambrosia e, un po’ ubriaco, se ne andò nel giardino e si addormentò. Penìa, meditando nella sua povertà di avere un figlio da Poros, si sdraiò al suo fianco e concepì di Eros. Ecco perché Eros è seguace di Afrodite ed è suo servitore: concepito durante la festa per la nascita della dea. Eros è per natura amante della bellezza, e Afrodite è bella. Proprio perché figlio di Poros e di Penìa, Eros si trova nella condizione che dicevo: innanzitutto è sempre povero e non è affatto delicato e bello come si crede di solito. Al contrario è rude, va a piedi nudi, è senza casa, dorme sempre sulla nuda terra sotto le stelle, per strada davanti alle porte, perché ha la natura della madre ed il bisogno l’accompagna sempre.
 
 
Il mito di Theuth

Il mito di Theuth è presente nel Fedro di Platone. Sul finire del dialogo, Platone affronta il problema del discorso scritto e, più precisamente, della differenza che intercorre tra conoscenza e sapienza. Appare interessante notare che, nonostante l'autore approdi - come vedremo - a un giudizio negativo sulla scrittura, il filosofo delle Idee abbia sempre utilizzato la forma scritta per veicolare le sue tesi filosofiche.
Socrate racconta che Theuth, l'ingegnosa divinità egizia, si recò presso re Thamus, allora sovrano dell'Egitto, per sottoporgli le proprie invenzioni, consigliandogli di diffonderle presso il suo popolo, che ne avrebbe tratto grande giovamento. Le svariate arti che la divinità proponeva al re ricevevano molti commenti da parte di quest'ultimo, che o lodava o criticava le stesse. Quando Theuth propose a Thamus l'arte della scrittura, la divinità si espresse con queste parole:

« Questa conoscenza, o re, renderà gli egiziani più sapienti e più capaci di ricordare, perché con essa si è ritrovato il farmaco della memoria e della sapienza »

Il mito della caverna

 Il mito della caverna è il riassunto della filosofia platonica in quanto assume un forte significato in tutti gli ambiti: differenza tra mondo sensibile e iperuranio; missione del filosofo; idea di bene che sovrasta tutte le altre idee.
Ci sono dei prigionieri che hanno sempre vissuto in una caverna sul cui fondo sono legati in modo da non potersi voltare. Fuori dalla caverna c’è un muro ad altezza uomo dietro al quale camminano persone che portano sulla testa statuette raffiguranti oggetti di vario genere, queste persone parlano e il loro eco rimbomba nella caverna. Dietro questi individui vi è un fuoco intenso che proietta nella parete della grotta davanti agli uomini legati le immagini degli oggetti. 

Non avendo potuto vedere nient’altro, i prigionieri, osservando le ombre, pensano che questa sia la realtà. Uno di loro, però, si libera e si volta; vede perciò le statuette e si accorge che sono più reali delle ombre; poi esce dalla grotta, oltrepassa il muro e inizialmente è accecato dalla luce del sole. Poi si guarda intorno e vede “il mondo della natura” e nota che tutto è più vero degli oggetti che sono proiettati. Dopo essersi chiesto da dove proveniva la luce, si accorge che è IL SOLE CHE DA’ SIGNIFICATO A TUTTO, in quanto per Platone rappresenta l’idea del bene-bello.
A questo racconto sono stati attribuiti tre significati:
Ontologico: nel mito sono descritti i generi dell’essere; due per il sensibile, due per l’ intelligibile; il muro è lo spartiacque. Le ombre rappresentano le ombre che immaginiamo. Le statuette gli oggetti sensibili veri e propri. Gli oggetti della natura che l’uomo vede una volta valicato il muro sono gli oggetti matematici. Il sole l’idea del bene-bello. Il prigioniero che si libera passa da una conoscenza sensibile a una intelligibile, poiché arriva al sole e quindi alle idee.
Gnoseologico: la visione delle ombre rappresenta l’immaginazione. La visione delle statuette l’opinione, la credenza. La visione degli oggetti della natura (matematici) rappresenta la conoscenza mediana e quella del sole la pura intellezione, perciò solo il filosofo può arrivare al bene-bello. 
Teologico: la vita della caverna è quella di chi si basa sui sensi. La vita di chi riesce a liberarsi è quella di chi valorizza l’anima e quindi cura la dimensione interiore. La vita nella caverna è più facile ma non porta alla vera conoscenza mentre quella fuori, più difficile, conduce all’idea del bene-bello, perciò ad una valenza divina.  

Il mito di Er

Er è un soldato morto in battaglia che poi resuscita e racconta ciò che aveva visto mentre era morto. Racconta che la sua anima era stata messa in un prato al cui centro vi era una Parca che nel grembo aveva i destini di tutti gli uomini, che erano con lui sul prato. Agli uomini vengono gettai a caso dei numeri e a seconda del numero che il caso aveva affidato agli uomini, le persone avevano il diritto di scegliersi il destino: il numero uno ha il diritto di scegliere per primo il suo destino e così via, tutta via anche l'ultimo uomo potrà scegliere perché i destini sono superiori alla anime.
con questo mito Platone vuole sottolineare i fatto che sono le anime a scegliere il loro destino vuole dire che l'uomo è libero ed artefice del proprio destino, Questo mito in particolare simboleggia la libertà che ha l'uomo.


La logica Aristotelica Insoddisfatto del “dialogo” usato come sistema di filosofare dal suo maestro Platone, Aristotele osserva che nel di...