sabato 21 ottobre 2017

Pitagora e la fondazione della scuola di Crotone

Pitagora si stabilì a Crotone, dove fondò una nuova scuola filosofica, la Fratellanza Pitagorica, un'associazione politico-religiosa di carattere aristocratico, molto diversa dalla scuola di Mileto, soprattutto per la sua atmosfera quasi sacrale.

Molti caratteri della scuola pitagorica fanno pensare a una setta religiosa, in cui venivano seguite regole ascetiche ed era praticata la comunione dei beni. I discepoli si differenziavano in acusmatici o ascoltatori, ai quali era imposto il silenzio, e i matematici, i quali potevano fare domande ed esprimere opinioni personali, e gli venivano rilevate le dottrine più impegnative dal maestro.

Le dottrine fondamentali dei pitagorici riguardano essenzialmente due argomenti:
  • la dottrina dell'anima
  • la dottrina del numero
Il destino dell'anima e la ricerca della purificazione

Pitagora era mosso dal desiderio di tracciare una via di purificazione per l'anima, concepita come un principio divino e immortale imprigionato nel corpo per una colpa originaria. Si tratta di una dottrina ripresa dall'orfismo, sorto verso il VI secolo a.C. Gli orfici ritenevano che dopo la morte l'anima fosse destinata a reincarnarsi fino all'espiazione delle proprie colpe.
La ricerca di Pitagora si concentra nello studio dei mezzi per ottenere la liberazione dell'anima dalla vita materiale; tali mezzi sono da lui individuati in una prassi di vita ascetica, che implica l'obbedienza a precetti molto severi (come astenersi dai rapporti sessuali o da alcuni cibi, sottoporsi a riti di espiazione e abluzioni corporali)


La dottrina del numero

Se contempliamo la volta celeste non possiamo fare a meno di restare ammirati dal moto regolare e ordinato degli astri, governato dalla legge del numero. Lo stesso si dica per le melodie musicali, così come per il succedersi delle stagioni, dei mesi e dei giorni.

E sulla base di queste osservazioni che i pitagorici affermano che la vera sostanza delle cose non risiede nell'acqua o nell'aria ma nel numero.


Il numero come principio costitutivo della realtà

Per i Greci il numero non era qualcosa di astratto, ma aveva caratteristiche fisiche e geometriche. I pitagorici rappresentavano l'unità con un punto dotato di estensione spaziale. Un numero era contemporaneamente una figura geometrica e una figura geometrica corrispondeva a un numero.

Sulla base di questo presupposto, il matematico pitagorico Filolao mostrò come dall'unità-punto si possono generare gli altri  numeri e tutti i corpi fisici, secondo il seguente modello:



 

 
Se il numero è la sostanza delle cose per capire i rapporti tra di esse dobbiamo fare riferimento ai rapporti tra numeri, poiché si dividono in pari e dispari.
 
Ne consegue una concezione dualistica dell'universo: da un lato vi è il dispari, un'entità limitata, simbolo della perfezione, del bene e della forma, perché solo cioè che è limitato permette la misurazione. Dall'altra vi è il pari, un'entità illimitata, simbolo di imperfezione, disordine e caos.
 
 
Il 10 è il numero perfetto: raffigurato come un triangolo che ha come lati il 4, esso contiene sia numeri pari che dispari. Su di esso (la sacra figura della tetractys) i pitagorici erano soliti prestare il loro giuramento di fedeltà all'associazione.



 
 
 
 
 
La scuola pitagorica 
 

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